I coccodrilli

100870_100014_MarcelloVeneziani_180Struggente appello del filosofone Marcello Veneziani su “Il Giornale” di ieri. A chi? Ovviamente al presidente della Repubblica, che ormai è tirato per le mutande. Prima era l’opposizione che lo nominava tutti i giorni suscitando le reazioni piccate degli esponenti del governo, ora è il momento della maggioranza, che ormai agonizzante non ha più alternative. Chiaramente sono i suoi giornali(sti) a farlo, come al solito non facendolo passare come un appello disperato ma come una cosa normale, in questo decisamente più furbi dei loro avversari politici. Avevo commentato il mitico Tramontano il mese scorso, oggi vediamo le idiozie che scrive il suo successore.
Già l’incipit è geniale, farneticando di Fini che fa il “becchino” e la sinistra e i suoi giornali che invocano crolli e alluvioni per far cadere il governo. Dimenticando, per esempio, che tra dicembre 2007 e gennaio 2008 il Giornale e Libero fecero tonnellate di inchieste sulle tonnellate di rifiuti a Napoli per far cadere Prodi, addirittura denunciando la sparizione della notizia dagli altri giornali per favorire il governo, profezia di quello che avrebbero fatto loro a partire da qualche mese dopo per due anni.
Senza contare che poi ci sono i facinorosi organizzati che contestano il governo, “poche centinaia”, come se in Italia poche centinaia di persone non avessero gli stessi diritti di quelli che leccano il culo a Berlusca (come Veneziani tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente).
Ma il motivo che mi ha spinto a fare questo post è il ca-po-la-vo-ro di metà editoriale:

Se fossimo un Paese serio, l’opposizione incalzerebbe il governo sulle cose da fare, e si preparerebbe a presentarsi in modo credibile alla scadenza elettorale del 2013.

Non siamo un Paese serio Venezià.
Se fossimo un Paese serio, l’opposizione non andrebbe in Senato con la mortadella, cercando con ogni mezzo (rileggersi le intercettazioni Berlusconi-Saccà non le farebbe male) di far cadere un governo al posto di fare proposte serie. Votando l’indulto e poi denigrando Mastella per averlo proposto. E poi candidando Mastella alle Europee (chissà come mai…).
Se fossimo un Paese serio i presidenti di Camera e Senato sarebbero all’opposizione, e ci saremmo risparmiati presidenze orripilanti quali Pera, Bertinotti, Schifani e Fini.
Se fossimo un Paese serio un giornalista che attacca un altro giornalista inventando documenti e confessandolo un mese dopo sarebbe stato pensionato da: colleghi, lettori, editori, oltre che dall’Ordine che gli ha regalato solo 3 mesi di sospensione (capirai).
Se fossimo un Paese serio un candidato leader non darebbe dei coglioni a quelli che eventualmente voterebbero per il suo avversario.

Potrei andare avanti all’infinito ma mi sta venendo la nausea.

Nel proseguio di questo fiume di scemenze, Veneziani propone uno scenario da favola, che sembra scritto da Berlusconi (sembra). Lui che ottiene l’appoggio per fare il premier fino al 2013 in cambio della promessa di un suo ritiro a fine legislatura, per ritirarsi a vita privata o candidarsi al Quirinale o fare il presidente di partito. E’ talmente oscena questa che non sta in piedi manco se uno si sforza: quando finisce la legislatura Silvietto va a processo, tant’è che sta disperatamente cercando di farsi uno scudo, ergo non deve mai finire la legislatura, ergo non si ritirerà mai (visto che la reiterabilità del Lodo Alfano è stata tolta e nemmeno il Quirinale lo salverebbe). Ma perché deve prendere la gente per imbecille, Venezià?

E veniamo al punto: l’appello a Napolitano a fare un appello alle forze politiche. Che appello non si sa. Forse Napolitano dovrebbe fare un discorso a reti unificate dicendo: “Mi rivolgo alle forze politiche affinché mettano da parte le divergenze in nome del bene del Paese, mantenendo in vita il governo Berlusconi che mi ha già promesso che non si ricandiderà nel 2013.” Mah.
Poi secondo questo “libero” pensatore, ci vorrebbe un appello anche ai magistrati: “Chiudete un occhio su tutte le ipotesi di reato. Non importa se qualche italiano non avrà giustizia. Il bene del Paese è più importante della certezza della pena. A meno che non lo chieda la Lega, ma sono sicuro che in questo caso del suo popolo la Lega se ne frega.”

Attenzione perché ora si passa dal comico al patetico:

Sento un’aria feroce, e in questi giorni che conduco in Rai Prima Pagina, avverto serpeggiare nelle pieghe del Paese segnali preoccupanti, dichiarazioni di odio a priori e di disprezzo verso chi non la pensa come loro. Non esiste per loro un’opinione diversa, non può esistere una valutazione diversa; se non disprezzi Berlusconi, il centrodestra o Il Giornale, sei cieco o servo, o non capisci o ti pagano per dire bugie.

Ma dove ha vissuto Veneziani negli ultimi 17 anni? La politica si è ridotta a questo, caro Marci (posso chiamarti così?). A insulti, ognuno sul giornale della sua parte, a battutacce sulla bellezza o sull’orientamento sessuale di un avversario politico, a editoriali di parte. Come il suo, che fa finta di non sapere che “loro” sono anche a destra, e chiamano comunisti quelli che non la pensano come loro, che il loro leader dice “comunisti” ogni 10 minuti, anche senza motivo.

La chiosa di questo pezzo che resterà agli annali è una serie di fanfaronate sul premio di maggioranza e sull’indicazione del premier, quasi fosse una conquista dell’umanità. E di nuovo l’appello al Quirinale perché faccia qualcosa. Ma qualcuno dei buoni che sono nel centrodestra qualche tempo fa non aveva detto a Napolitano che se voleva mettere becco nella politica avrebbe dovuto candidarsi?

P.s.: Oggi parte alla carica anche Paragone, su Libero: “L’unico che può aiutare a rischiarare il cielo è Napolitano, l’uomo da cui tutti vorrebbero avere una risposta: scioglierà le Camere oppure darà il via libera a un governo che trasformi i perdenti delle ultime elezioni in vincenti? Tutti lo vorrebbero sapere anche se tutti credono di conoscere la risposta.” Lei è tra questi, Gianluì?

Cattiva banalità

quotidianiOrmai mi sono lanciato nelle previsioni, e quindi ne azzardo una nuova.
La scorsa settimana, secondo i soloni dell’analisi politica, che scrutano anche nelle toilette di Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo Chigi ecc. senza accorgersi che in Italia ci sarebbe molto altro da scrutare, ha definito due linee guida di cui bisogna tenere conto per capire cosa succederà al Governo del fare finta di fare da qui alla fine della legislatura.

Linea guida numero 1: Alla Camera dei Deputati il governo non ha la maggioranza senza Fli.
Linea guida numero 2: Al Senato della Repubblica la maggioranza c’è anche senza Fli, e anche piuttosto ampia.

Quindi:
- Alla Camera ogni provvedimento dovrà essere concertato con i finiani se si vorranno avere chances di approvarlo;
- Al Senato non sarà possibile, qualora Berlusconi fosse costretto a rimettere il mandato nelle mani di Napolitano, formare un governo tecnico senza l’appoggio di Pdl e Lega Nord.

Tutto ciò chiuderebbe ogni discorso su possibili scenari, perché l’unica possibilità che intravedo è: prima o poi Fli farà mancare la fiducia al governo, Berlusconi si dimetterà, Napolitano terrà le sue consultazioni giungendo alla conclusione che nessun governo diverso è possibile (B&B non lo appoggeranno mai perché la Lega vuole andare al voto e Silviuzzo sogna di stravincere e liquidare Fini) e quindi scioglierà le Camere.

Ora, rumors che circolano oggi sulle pagine di molti quotidiani, di tutte le aree, parlano di una pattuglia di senatori Pdl che sarebbero disponibili a votare un governo tecnico.
In effetti la cosa è ovvia: in un sistema in cui i parlamentari sono nominati dai capi di partito, essi sono dei semplici “numeri” e se si permettono azioni contrarie al partito che li ha nominati si giocano l’eventuale ricandidatura. Ma se nasce un nuovo partito, proprio all’interno del centrodestra, la forza di questo “ricatto” si affievolisce e sopratutto la poltrona è meglio tenersela piuttosto che rischiarla alle urne; da qui la possibilità di prolungare la legislatura al solo scopo di cambiare la legge elettorale.
Perché cambiare la legge elettorale? Elenco due motivi che ritengo superiori a qualunque altro:

- Il suo unico obiettivo era quello di semplificare la scena politica riducendo i partiti: ad aprile 2008, quando si è insediato il Berlusconi IV, c’erano 5 gruppi parlamentari: Pd, Idv, Udc, LN e Pdl, più il gruppo misto, per un totale di 618 deputati su 630 totali (dei 12 rimanenti, 8 sono all’Mpa, 2 all’ Svp, 1 all’Alleanza autonomista valdostana e 1 al Movimento italiani all’estero). L’Idv tra l’altro aveva sempre dichiarato che all’indomani del voto sarebbe confluita nel Pd, cosa che però non è mai successa.
Oggi a questi si è aggiunto l’Fli (tutti provenienti dal Pdl), e i 6 gruppi parlamentari contano 595 deputati su 630; gli altri 35 sono nel Gruppo misto, divisi tra Api (6, tutti transfughi del Pd), Noi Sud (6, quasi tutti eletti nell’Mpa), Mpa (5), Adc (2 ex Pdl e 1 ex Udc), Liberaldemocratici (2 dal Pdl e 1 dalla LN) e minoranze linguistiche (3 ciascuno) più 9 non iscritti ad alcuna componente.
Insomma, l’obiettivo è miseramente fallito.

- I parlamentari, secondo l’art. 67 della Costituzione, rappresentano tutti la Nazione senza vincoli di mandato, il che significa che ricevono l’incarico dal popolo e nessuno può rimuoverli se non secondo le modalità espressamente previste, tantomeno il partito politico nelle cui fila sono stati eletti. Questo contrasta fortissimamente con l’abolizione delle preferenze, poiché oggi il parlamentare è nominato dai partiti, che un secondo dopo la nomina perdono ogni “potere” nei suoi confronti. Sembra quindi logico ripristinare le preferenze riassegnando pieni poteri a chi effettivamente è l’unico referente del parlamentare, l’elettore sovrano.

La mia previsione è che Napolitano potrebbe imbattersi in un governo tecnico appoggiato da una maggioranza diversa da quella attuale: a questo punto, il presidente della Repubblica deve decidere se il governo è fattibile o meglio andare a elezioni anticipate.
E’ qui che si gioca la partita dei prossimi mesi, alla faccia della situazione economica, della disoccupazione ecc.
Da un lato, ci si combatterà a colpi di senatori, per strapparne il più possibile per i propri scopi. Dall’altro, si tirerà in ballo Napolitano per convincerlo a formare un nuovo governo o mandarci tutti a votare.
Il primo round spetta a Salvatore Tramontano, che oggi su Il Giornale scrive una serie atomica di idiozie per convincerci che il presidente della Repubblica non formerà un nuovo governo: in primis, che ha già detto che

non esistono governi tecnici, ma solo governi sorretti da una maggioranza politica.

Questa è la perfetta esemplificazione del metodo secondo il quale basta portare una citazione a supporto delle proprie tesi e, quando questa afferma il contrario, si afferma che le supporta. Se, come teme il pistolero-boomerang Belpietro, un’accozzaglia formata da Pd, Idv, Udc, Api e Fli volesse formare un governo, questi avrebbe una maggioranza politica. La frase di Napolitano voleva proprio dire che “governo tecnico” è un’espressione usata a sproposito, perché se il Presidente trova una maggioranza in parlamento, questa è sempre politica.
Proseguiamo:

Il Presidente in questi anni ha voluto costruirsi una fama di uomo superpartes, amante del dialogo e dell’unità. Non vuole né può, permettersi un Paese in rivolta.

E perché mai il Paese dovrebbe “rivoltarsi” se Napolitano applica la Costituzione? Cos’è, una minaccia?
Ancora:

Il volto della maggioranza non può assomigliare a un mostro politico.[...]La maschera delle riforme non basta a nascondere la truffa.[...]E’ solo un modo per risolvere la questione Berlusconi senza pagare dazio alla democrazia.

Santa pazienza: la definizione di “mostro politico” è puramente soggettiva, la democrazia impone che 630 deputati rappresentino la Nazione, non Berlusconi e solo lui. Sulle riforme, in effetti sono 15 anni che se le spalmano sulla bocca, Berlusconi compreso, e poi ancora non s’è visto nulla, a parte le panzane già smascherate.
Chiudiamo con l’apice della puttanata:

No, Napolitano non può permettersi tutto questo. Ha speso sei anni per rifarsi una verginità da post comunista. Non sarà lui a firmare il golpe.

Ma de che parli, TramontaTo? Verginità da post comunista? Golpe? Mah…

Aspettiamoci mesi di editoriali del genere, di una parte e dell’altra, colmi di minchiate e, come al solito, totalmente indifferenti di dove 50 anni di simili sciocchezze ci hanno e ci stanno portando.

Una pistola a forma di boomerang

brutpietroPazzesco. Stanotte Maurizio Belpietro, direttore di Libero, si è salvato per miracolo da un attentato.
Sotto scorta da 8 anni, il giornalista bresciano ha raccontato di essere tornato a casa ed aver preso l’ascensore, mentre l’agente che lo protegge è salito a piedi per fumarsi una sigaretta e per le scale si è imbattuto in un uomo con la divisa della Guardia di Finanza che ha tentato di sparargli, ma fortunatamente gli si è inceppata la pistola. L’agente è riuscito, sparando due colpi di avvertimento, a metterlo in fuga. Non sono state trovate tracce di sangue e, complici le numerose uscite del palazzo, l’aggressore è riuscito a mettersi in fuga facendo sparire le sue tracce.
Stamattina Belpietro a Mattino Cinque ha raccontato l’accaduto, riflettendo sul fatto che in questo Paese sostenere le proprie opinioni si paga con paura e minacce, e ricordando che “sostenere idee contro la vulgata corrente si paga anche da questo punto di vista, con la limitazione della libertà”.
Purtroppo il clima politico che è stato creato ad arte in questi anni, e che su questo blog è stato più volte preso in esame, è pregno di violenza, odio, intolleranza e offese personali. Da ambo le parti si considera incosciamente giusto quando si insultano gli avversari per prendere voti, e inaccettabile quando si ricevono.
Senza stare a rivangare vomitevoli episodi, citiamo quello che è successo in Parlamento mercoledì 29 e giovedì 30 scorsi, nel corso del dibattito sulla votazione della fiducia.  Uno per parte, così restiamo bipartisan (parola ormai svuotata di ogni significato ma fondamentale per i prevenuti):
- Camera dei Deputati: il capogruppo nonché presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro:

Lei, sig. Berlusconi, non è un presidente del Consiglio ma è uno “stupratore della democrazia” che, dopo lo stupro, si è fatto una legge, anzi una ventina di leggi ad personam per non rispondere di stupro!

- Senato della Repubblica: il senatore del PdL Antonio Ciarrapico:

Fini ha fatto sapere che presto fonderà un nuovo partito. Spero che abbia già ordinato le kippah

(copricapo maschile usato dagli ebrei osservanti)

perché è di questo che si tratta. Chi ha tradito una volta, tradisce sempre.

E quando sono i politici a sdoganare un comportamento del genere, tutti ritengono più che lecito comportarsi alla stessa maniera, pure i giornalisti.
Alcuni esempi:
“La cricca dei giudici”, contro i giudici
“Ringrazio Renato, che mi dispiace non annoverare tra le firme abituali a causa del bavaglio che gli ha imposto l’Ordine dei giornalisti”, contro l’Ordine dei giornalisti
“Fini fa pietà e la chiede pure”, contro Gianfranco Fini
“All’estero non ci sono gli attivisti della Fiom, pronti a bloccare un’azienda solo perché questa promette di fare più turni o denuncia l’assenteismo, e inoltre non esiste un articolo 18 che impone di tenere e remunerare anche chi non lavora”, contro i sindacati
“Io, fossi in Berlusconi, l’avrei già caricato nel mortaio e proiettato il più lontano possibile”, contro Fabio Granata

Parole e musica di…Maurizio Belpietro.

No future

Autunno italianoLo so che ci saranno molte altre occasioni per dire: “abbiamo toccato il fondo”. A questo punto non mi stupisco più di nulla.
Ma quello che questa classe politica sta facendo dell’Italia è uno scempio senza via d’uscita. Quando un viottolo d’emergenza appare agli occhi di qualcuno, anche di pochi, qualcosa può succedere, ma quando fisicamente non c’è, c’è da rabbrividire.

La maggioranza ormai ha svelato tutto di sé stessa, le balle e le prese per il culo stanno venendo fuori con una dirompenza sì violenta che ormai Capezzone ha smesso il suo consueto notiziario pagliaccesco.
Un indagato per camorra è stato salvato mentre i giudici stavano lavorando su dei documenti da valutare con l’ausilio dell’indagato stesso, che con una punta di lingua chiede di essere ascoltato da Saviano (?!?) mentre con i restanti tre metri si fa parare il sederino dai colleghi deputati.
La Lega Nord si dimentica di 20 anni di parole al vento e partecipa al giochino, in nome di una fedeltà al premier che conta esponenzialmente di più (ma non mi dire) di quella al popolo.

Intanto frotte di giornalisti (e forse non solo di quelli) sono in isole sperdute a cercare documenti per sbugiardare il presidente della Camera.
Che rilancia, con nonchalance, accusando i servizi segreti di aver falsificato gli stessi documenti, facendo anche nomi e cognomi di uomini vicini al presidente del Consiglio coinvolti nella vicenda.

Contemporaneamente, l’opposizione regredisce allo stato neanderthaliano.
Nel Pd si rivede il primo leader, doppia v, che dopo aver distrutto un partito appena nato con una capacità strepitosa, decide di scrivere un documento farsesco che non dice niente, se non che nel partito non esiste una garanzia di QI medio sopra i 50 punti.
Di Pietro si appella ai finiani, scrive agli elettori della Lega, è pronto ad allearsi anche con Hitler pur di far cadere Berlusconi. E poi? Boh, si vedrà, quello che conta è vivacchiare.

Casini si dice pronto ad entrare nel governo a patto che Berlusconi si dimetta: per fare cosa? Andare avanti così ma con un posticino in più per sé stesso?

E non dimentico i soloni del giornalismo italiano, roba da rimpiangere i cinegiornali dell’Istituto Luce del Ventennio per imparzialità: Ostellino che un giorno sì e uno sul Corriere della Sera difende l’indifendibile e condanna l’indifendibile, Feltri e Belpietro con i loro elmetti ormai sono in trincea da due mesi, Santoro che dopo anni a difendere l’informazione contro il vile danaro difende il danaro dalla vile informazione. Tra l’altro molto responsabilmente i consiglieri rai del centrodestra non si presentano quando bisogna discutere di programmi che a loro non piacciono facendo saltare il numero legale: della serie, porsi il problema di quello che piace ai loro elettori non sanno nemmeno cosa vuol dire.

Repubblica raccoglie firme per convincere Berlusconi a non farsi lo scudo (la prossima raccolta sarà per convincere Gigi D’Alessio a smettere di cantare), Minzolini accusa Repubblica di vendere meno copie e…basta, davvero, basta.

Per finire, le balle propinateci in questi 2 anni abbondanti di governo del fare stanno venendo a galla: i rifiuti di Napoli sono tornati (erano in ferie), non siamo usciti meglio di nessuno dalla crisi (buongiorno sig.ra Emma, caffé?), la lotta alla mafia è così forte che senza la mafia l’Expo di Milano non si farebbe.

Ma proprio a noi doveva succedere?

Codice: ARANCIONE

presa_bastigliaIo inizierei a preoccuparmi. La storia si ripete, sarà successo miliardi di volte nella storia dell’umanità. E in quasi tutti quei miliardi di volte chi poteva prevederlo non l’ha fatto, anzi ha continuato ciecamente a comportarsi in maniera ignorante, causando gravi sconquassi. A tutti i livelli.

Negli anni di Mani Pulite, l’opinione pubblica si accorse che i suoi rappresentanti più che rappresentarli facevano raccolta fondi illegale per i propri partiti. Quei rappresentanti che di fronte al popolo cercavano in tutti i modi di essere credibili e ispirare fiducia, erano stati beccati con le mani nella marmellata e avevano perso ogni credito.
L’opinione pubblica si ribellò e si aprì una stagione di rinnovamento della politica italiana.

In questi anni, l’opinione pubblica si sta accorgendo di qualcosa di molto più grave, a livello morale: i suoi rappresentanti non sono mai stati tali. Sono eletti dai partiti, fanno raccolta fondi per le proprie tasche, e mentre siamo nel mezzo di una crisi, si fatica a trovarsi e tenersi un posto di lavoro, si fatica a mettere su una famiglia, si fatica a mettere su casa, e via via fino all’infinito, loro blaterano scemenze vòlte solo a guadagnare potere o a conservare quello che si ha.

Ed ecco che le conseguenze si fanno sentire, la festa del Pd è un esempio, ma occhio: tra un mese di quello che sta accadendo in questi giorni non se ne parlerà più. Come oggi non si parla più di Tartaglia, o della festa della Lega di appena quindici giorni fa. Io farei attenzione a destituire di ogni credibilità ogni volta fette del popolo che invece acquisiscono sempre più consensi.
Tartaglia sarà sicuramente un uomo con problemi, ma poteva buttarsi nella fontana di Trevi, oppure fare un’invasione di campo in una partita.
Gli ultras saranno pure ipocritamente dei delinquenti dal primo all’ultimo, ma potevano sospendere una partita o fare una guerriglia per le strade.
I centri sociali saranno pure demagogicamente tutti dei drogati e delinquenti, ma potevano assaltare un edificio pubblico o ingaggiare una battaglia urbana contro qualche nucleo di estrema destra.

Invece pian piano il popolo inizia a prendersela con i suoi rappresentanti. Rei di non rappresentarli più. Questo è pericoloso.

E i lungimiranti pseudo-politici che fanno? Si fanno bagni di folla selezionata come fossero provini del Grande Fratello e pisciano in faccia alla gente a cui è impedito di esprimere la propria opinione.
E i lungimiranti “cani da guardia” che fanno? Editoriali-megafono della propaganda del governo in tv, scontri personali a suon di inchieste sui quotidiani, condanne spazzatura del popolo che manifesta la propria disperazione.

Intendiamoci, per quanto ci faccia schifo Schifani o ci causi malanni Bonanni, essi hanno il diritto di parlare come chi voleva aveva il diritto di ascoltarli.
Però visto che i sopraccitati hanno sempre un microfono e una telecamera a disposizione per dire la loro (e a volte, inevitabilmente, per non dire niente di interessante) non capisco cosa ci sarebbe di male ad ascoltare gli altri e dare qualche spiegazione.

A proposito della tessera del tifoso, sento spesso dire: gli ultras non la vogliono perché hanno qualcosa da nascondere. Ecco, ci starebbe bene una bella tessera del politico, che puoi prendere solo se non hai avuto condanne negli ultimi 20 anni. Già me lo vedo Dell’Utri…

Stiamo attenti.

Politica arlecchina

lega_cappioBisogna essere riconoscenti a questo Paese. Chi nasce e cresce qui e segue l’attualità, in particolar modo quella politica, impara un sacco di cose.

Dopo Tangentopoli il berlusconismo ci ha insegnato che la legalità ha ucciso decine di uomini, che chi ne è il braccio esecutivo (i magistrati) è una metastasi della democrazia oltre che politicamente impegnato, e che chi la difende (Di Pietro su tutti) deve farci orrore.
I governi (di destra e di sinistra) che si sono succeduti in questi 16 anni, gli intenti dei politici (di destra e di sinistra), le dichiarazioni degli indagati (di destra e di sinistra) hanno seguito questa linea: si sono fatte leggi, un indulto, proposte legislative e inchieste-dossier per riportare l’Italia nel solco del garantismo. Anche se nessuno sapeva davvero spiegare cosa si intendesse con questo termine, se non bofonchiando qualche parola dell’art. 27 del Titolo I della Parte I della Costituzione: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.
All’improvviso, un esponente dell’attuale maggioranza di governo di centrodestra, ci spiega che qualcuno sta deliberatamente cercando di ingenerare confusione tra garantismo e impunità. E che qualcun altro si nasconde dietro il garantismo per scampare alle sue responsabilità. Forse val bene ricordarlo TUTTO il sopraccitato articolo della Costituzione:
“La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.

Come al solito la verità sta nel mezzo. La politica, come la magistratura e come i cittadini, è composta di uomini, e la storia insegna che gli uomini non saranno mai puri nella loro totalità. Tutto ciò che è creato e gestito dall’uomo, viene prima o poi infettato dall’uomo. Lo scopo della democrazia dovrebbe essere quello di individuare e isolare gli “infettatori”, eppure non si sa come da noi questi ci governano.

Berlusconi si presentò alle elezioni del ’94 glorificando Di Pietro e la magistratura, promettendo al Paese di riportarlo alla civiltà pre-Tangentopoli. Poi si scoprirono i suoi quintali di reati, più e meno gravi, e iniziò a lamentarsi della magistratura, invocò il garantismo e in suo nome accorciò ad hoc la prescrizione, depenalizzò ad hoc il reato, scudò ad hoc la sua carica. E quando si scontrò con le leggi costituzionali, che sono state varate unanimemente dopo il fascismo da esponenti di ogni parte politica per evitare il ritorno di un altro ducetto, sputò sulla Carta (tranne l’art. 27 del Titolo I della Parte I della Costituzione, si intende).
Allo stesso modo, D’Alema e altri suoi compari eredi del Pci mai toccato (a dire loro, perché non è assolutamente vero) dalle inchieste di Mani Pulite, furono beccati con le mani nella marmellata più volte, e si appellarono al garantismo, si rifugiarono dietro l’autorizzazione a procedere, e nessun avversario politico li accusò.

Oggi, la figlia di uno di quelli che furono uccisi da Di Pietro durante la stagione di Tangentopoli esce schifata dal Pdl, dicendo che garantismo non è giustificazionismo. Parole nobili, un po’ meno i fatti visto che va nel neonato Fli di Gianfranco Fini, che sono 16 anni che predica e legifera con Berlusconi. Che gli è successo? Gli è apparsa in sogno la madonna?

L’opinione di chi scrive è che non esiste né garantismo né giustizialismo: chiunque è innocente fino a che una sentenza definitiva non dica il contrario. Stop.
Nel frattempo, però, è ovvio che chi ricopre cariche pubbliche deve più di chiunque altro essere al di là di ogni sospetto: siccome la carica pubblica, come dicono quelli che la esercitano seriamente, è una missione ma è stremante, impone obblighi e limitazioni alla propria vita, si può serenamente lasciarla per il tempo che serve a chiarire la propria posizione. Invece qua si cerca di far passare il principio che si può serenamente lasciare il processo per il tempo che serve a salvarsi il deretano dalla galera. Eh no!

Una riflessione la merita l’immunità parlamentare. Tale istituto era stato previsto dai nostri padri costituenti per evitare, giustamente, che il potere giudiziario interferisse con quello esecutivo, come esistono strumenti per evitare il contrario.
L’art. 68 del Titolo I della Parte II della Costituzione, al primo comma diceva che “i membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”, condizionandone la sottoposizione al processo all’autorizzazione della camera di appartenenza.
Sull’onda della vergogna a cui i nostri politici ci hanno esposto fino a quando non sono stati scoperti all’inizio degli anni ’90, il primo comma è stato modificato.
E’ interessante ricordare i firmatari di due delle tante mozioni: Bossi, Maroni e Castelli per una, e Fini, Gasparri e La Russa per un’altra.
Le motivazioni: per quella della Lega Nord si parlava di “inaccettabile degenerazione nell’applicazione dell’immunità parlamentare trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio”, in quella dell’Msi si sosteneva che “L’uso dell’immunità e soprattutto l’abuso del diniego dell’autorizzazione a procedere vengono visti …come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia”
Ora recita così: “I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni”. Quindi, il procedimento penale si può svolgere ma il parlamentare non può essere privato della sua libertà personale, a meno che la Giunta per le autorizzazioni a procedere non si esprima diversamente.
Ecco, chiarirei una cosa: da quando ho 14 anni non ricordo quasi nessun caso di autorizzazione concessa, ma sempre e solo di autorizzazione negata. Ma in base a cosa decide questa giunta? Forse si coprono le spalle a vicenda? Possibile che la magistratura ogni volta chieda l’autorizzazione su casi di palese persecuzione per le opinioni espresse o voti dati nell’esercizio delle funzioni dei parlamentari?”. No. Due esempi bipartisan:
- giugno 2004: Altero Matteoli, ministro dell’Ambiente di An, viene intercettato mentre comunica al suo amico nonché prefetto di Livorno, Vincenzo Gallitto, di un’inchiesta in corso a suo carico riguardante la costruzione di un complesso edilizio nell’isola d’Elba. Rientra nell’esercizio delle funzioni di un ministro dell’Ambiente permettere uno scempio edilizio sull’ambiente o il contrario?
- dicembre 2008: Salvatore Margiotta, deputato Pd, viene coinvolto nell’ambito di un’inchiesta su tangenti riguardanti l’estrazione di petrolio in Basilicata. Margiotta avrebbe usato il suo ruolo per favorire un’azienda di un amico, Francesco Ferrara, nelle gare d’appalto per le estrazioni. Di nuovo: rientra nelle funzioni di un deputato favorire un amico e danneggiare un’azienda concorrente in un mercato libero?

Chiusa questa doverosa parentesi, torno sull’autorizzazione a procedere. Credo che debba essere reintrodotta, proprio per evitare ingerenze di qualche magistrato poco professionale, ma va chiarito il significato di esercizio delle proprie funzioni. E i partiti dovrebbero smetterla di votare in base a ideologie fondate su una distorsione del significato di garantismo, ma in favore dei cittadini. Una buona volta.

Irresponsabili tutti

fini berlus3188_imgBene, io la azzardo. E’ arrivato il momento che facesse una minchiata, la Minchiata.
Per intenderci, la Waterloo di Napoleone, la Drusilla di Augusto, la polmonite di Carlo I.

Stasera Berlusconi è diventato Berluschini. Gianfranco Fini è un anno che lo provoca, l’altro sa che quello non è Veltroni o Bersani ma uno furbo, uno pericoloso. E che se fa così il dissidente non è perché sia diventato scemo di colpo. Quindi temporeggia, cerca di farlo sbranare dai suoi giornalisti asserviti, cerca di farlo delegittimare dai suoi parlamentari adoranti, ma niente. Ogni colpo, l’altro sembra sempre più sicuro di sé.
Il fatto è che Fini vuole la rottura, Berlusconi anche ma ha paura. Va in confusione, non sa più che fare, i suoi lacché gli elargiscono continuamente consigli, ma lui essendo consapevole del loro valore non li considera nemmeno. E temporeggia, mentre continua a cercare un modo per liberarsi del suo nuovo (ultimo?) rivale.

Così Fini si scoccia. E capisce che l’unico modo per aiutare il suo rivale a fare l’errore, è comportarsi per mezz’ora al contrario. Va nell’ultima provincia istituita dal governo, Giuliano Ferrara, e mendica il perdono di Berlusconi, la fine delle ostilità e anche di fare pace stringendosi il mignolino. E l’altro ci casca, in meno di 24h parla con tutti i suoi parlamentari (e anche con alcuni degli altri) e decide di far scrivere un componimento poetico contro Fini.

Si sente un po’ di puzza. Quando Bondi sotto dettatura sta per accanirsi contro Fini, ci si rende conto che lui non è del Pdl e quindi è intoccabile. Ma ormai Berlusconi è talmente accecato dalla vendetta rapida che trova subito un modo per assecondarsi. Lo fa anche da solo, talvolta. E così fa mettere agli atti che loro, i buoni, non si riconoscono più nella figura di garanzia del presidente della Camera. E poi, tanto per divertirsi, ci infila anche con una punta di sarcastica tristezza che i Coordinatori hanno richiesto il deferimento di Bocchino, Briguglio e Granata ai primi dieci massoni che passeranno l’indomani mattina sotto Palazzo Grazioli.

A sera l’Ufficio di presidenza del Pdl si riunisce e approva il documento. Nel mentre si vocifera che Fini fosse in un bar a fare aperitivo sbronzo fradicio. E rispondesse al documento: “ciccio, sono mesi che ti ripeto che tu non puoi fare fuori il presidente della Camera! Ah!Ah!Ah!”

Cosa succederà ora e’ difficile prevederlo. Ah, già, io mi sono sbilanciato. Ok, mi espongo al rischio di una gigantesca figura di merda.

Premetto che dopo 20 anni di politica luminosa sto ancora aspettando che Fini dica qualcosa. Cavolo, qualsiasi cosa ma una cosa dilla! Ma a sinistra sono dei perfezionisti e riescono sempre a superare i loro avversari politici in opportunismo.
Fini ha sempre dimostrato una rara abilità politica e strategica, e quindi se ha fatto ora questo passo non penso sia per caso. L’avrà studiato dal giorno che Silvio salì sul predellino della sua automobile, perché non riusciva a trovare Brunetta tra la folla ma lo scambiarono per un gesto politico, e lui rispose: “Siamo alle comiche finali”. Con “finali” intendeva “dilatate nel tempo”. In questi 2 anni ha lavorato ai fianchi, mentre l’altro si credeva Invincibile, e quando il terreno era pronto ha iniziato lo show.

Questo vuol dire che Fini continuerà a fare la terza carica dello Stato, e i suoi seguaci fonderanno un nuovo gruppo parlamentare. Se saranno furbi, approveranno i primi 2-3 provvedimenti a caso, poi inizieranno a fare più emendamenti di Di Pietro, e poi a votare contro. Feltri e Belpietro inizieranno a prevedere che i finiani faranno cadere il governo. I finiani inizieranno a paventarlo sui giornali. E Silvio furbo non metterà più la fiducia e inviterà a cena Pierferdy un giorno sì e uno no per fargli assaggiare l’arrosto di Vespa e convincerlo a passare nel Pdl. I finiani renderanno sempre più frequenti le minacce, ma Silvio niente. Fini si scoccerà e andrà da Barbara D’Urso a chiedere una tregua, e Berluschini si trasformerà in Berluschicello mettendo la fiducia. E lo faranno cadere. E quando proverà a riprendersi il comando, si accorgerà di essere rimasto solo. I suoi amichetti opportunisti avranno già
preso il largo (o peggio, saranno la nostra classe dirigente).
E mentre Berluschicello si dispererà sui suoi giornali e sulle sue tv, Fini gli sussurrerà all’orecchio: “Ora se mi chiedi una tregua tu io che dovrei fare?”.

Fazioso è meglio che bugiardo

blogInternet è una risorsa spettacolare.
Quando ho aperto questo blog leggevo, e lo faccio tuttora, i miei 5 segnalibri quotidiani senza i quali non potrei sopravvivere. Aperto Word War ho iniziato a curiosare tra gli altri blog , e già questa è stata un’avventura emozionante: la rete è piena di autentici geni che in tutta libertà esprimono le loro opinioni e diffondono le loro conoscenze in merito a svariati argomenti.
Ultimamente ho scoperto una nuova pratica, ancora più eccitante: leggere i commenti dei visitatori dei blog. Sono una cosa diversa dai commenti che si possono trovare sul sito de La Stampa piuttosto che su quello de La Gazzetta.
Si tratta di commenti totalmente deistituzionalizzati e fatti da chiunque, anche da chi non ha alcuna conoscenza dell’oggetto del post. E sono fighissimi. Senza contare che spesso l’utente commentatore mette anche il link del suo blog nella firma al commento, dandoti la possibilità di andare a leggerlo e magari sul suo blog trovi il commento dell’autore di un altro blog e lì quello del blog da cui sei partito, e così via in un mondo fatto di micromondi che si incatenano l’uno dentro l’altro a guisa di un codice html.

Insomma, in tutti questi giri ho scoperto un’altra cosa, forse la più bella di tutte. Ci sono dei blog gestiti da ragazzi in gamba, in gambissima (ci tengo davvero a sottolinearlo), che analizzano le notizie politiche con una parzialità veramente affascinante. Ci sono quelli di una parte e quelli dell’altra. Ma ultimamente spopolano quelli dei seguaci di Berlusconi. Zeppi di continui trafiletti de Il Giornale o Libero, ironie sui comunisti, storpiature di nomi di oppositori a Silvio, vignette e tantissime altre chicche.
Qualcuno potrebbe dire: vabbé, ma che c’è di così bello in tutto ciò? Sono comportamenti che già tengono Fede, Minzolini, Mimun, Toti, Feltri, Belpietro, Giordano, Del Debbio, Ferrara, Mulé, Vespa, Rossella, Sallusti, Facci, Battista, Giannino, Paragone…
Cavolo, i signori citati qua sopra sono pagati lautamente per dire quello che dicono, e per scrivere quello che scrivono. E raramente dicono quello che pensano veramente. I blogger no, per cui chi glielo fa fare se non il fatto che credono veramente a quello che scrivono? Fa differenza che la maggiorparte non si informa a 360°, ma viene “imboccata” e non verifica mai la veridicità di quello che gli dicono?
No. Perché quando una persona crede in qualcuno o qualcosa, è una bella persona. E’ quando crede solo in sé stessa che è da evitare come la peste.
Dal berlusconismo sono nate delle donne e degli uomini che sono infinitamente superiori a chi li ha forgiati. Un bel giorno ne prenderanno coscienza, e sarà un bellissimo film.

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Scivolare sulla bava

mbp

Lo so. Chi avrà voglia di arrivare alla fine di questo post penserà: “ma questo non ha un kaiser da fare in ufficio?”.
Ma, ragazzi, qua c’è da farsela addosso dal ridere. Sto facendo la mia quotidiana rassegna stampa quando incappo su Libero nel più esilarante editoriale della storia del giornalismo italiano. Ma che dico, mondiale.
Bellasmorfia e i suoi sono settimane che agitano le bandierine azzurre nel disperato scopo di salvare il capo e, di conseguenza, i loro stipendi. Evidentemente lo sforzo, sopratutto a ridosso delle ferie, inizia a farsi sentire e quindi il pover’uomo stanotte deve avere fatto fatica ad addormentarsi. Me lo immagino in mutande e canottiera che continua a girarsi tra le lenzuola sudate, provando tutto il suo repertorio di facce. Poi si alza e si fa una doccia. Poi torna a letto a rigirarsi. Finché i suoi occhi iniziano a cedere, ma non a causa di un sonno profondo, bensì in uno di quei dormiveglia terribili in cui fatichi a distinguere tra realtà e fantasia – a chi non è mai successo?
Ebbene, Belpietro sogna. E che sogno! Il nostro torna dalle vacanze e in Parlamento si vota l’autorizzazione a procedere per Verdini e Cosentino; confida nella lunga storia di accordi bipartisan per salvare dai processi ogni sorta di parlamentare delinquente, ma stavolta non va bene, e i due poveri perseguitati dalle toghe rosse vengono spediti alla giustizia come qualsiasi cittadino plebeo. Poche settimane dopo (il subconscio di Maurizio crea dei veri e proprio kolossal, altro che sogni) viene negata l’autorizzazione a procedere anche per Caliendo: un incubo! Ma in che mondo viviamo? Ora non basta più essere parlamentari per commettere reati e farla franca?
Così, le sue paure si materializzano (fortunatamente solo in sogno, eh?) e a ottobre la Corte Costituzionale, rendendo vano il sacrificio delle prime “teste mozzate” (andare a rispondere alla giustizia dei propri reati è una vera e propria tragedia per lui, forse più che per Silvio stesso), boccia il legittimo impedimento. E Silvio si dimette. Nightmare a questo punto diventa una commedia sexy all’italiana rispetto a questo capolavoro onirico.
Tant’è che il sogno si annebbia e il nostro non ricorda più chi guida l’esecutivo tecnico (Letta o Draghi, forse). E cosa fanno? Cambiano la legge elettorale, a cui uno dei suoi autori si era talmente affezionato che la chiamava affettuosamente “porcata”.
Nella primavera 2011 si vota e nonostante Berlusconi faccia di tutto e di più (appelli e comizi di ogni tipo, occupazione di Rai e Mediaset, Minzolini e Vespa con l’elmetto, le balle di Feltri e dello stesso autore di tale masterpiece ecc.) non c’è niente da fare. Ma attenzione che qui si scatenano le paure del povero smorfietta, che si immagina, nell’ordine: Fini, D’Alema, Casini, Di Pietro, Bersani, Rutelli, Bocchino, la Bindi e Follini che festeggiano. Nessuno di questi pagherà per tenere in piedi un quotidiano che sono costretti a regalare come poggiaculo agli stadi pur di farsi rimborsare le copie stampate.
Travaglio porta i suoi libri visto che quella è l’ultima occasione di fare soldi con il Cavaliere (incredibile, nei sogni di Belpietro lui e Travaglio hanno la stessa sorte).
La brutta notizia è che qui il sogno finisce. Speriamo che si compri un condizionatore e che le prossime notti ci regali altri capolavori.

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Prima di azionare la lingua…

scajola

Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo Economico, si è dimesso. Essendo uno dei pochi a dimettersi, tra l’altro non per la prima volta, in mezzo a quel porcile di indagati impuniti che è l’attuale maggioranza di governo, ho cercato di capirne di più dalle sue dichiarazioni:

“Sono al centro di una campagna mediatica senza precedenti”
Che lagna con ‘ste campagne mediatiche senza precedenti, ogni volta si superano ‘sti giornalisti, sono dei veri professionisti. A Scajola, siamo noi che siamo da anni al centro di campagne di elezione di farabutti con la faccia tosta.

“So che tutti i cittadini nella loro vita hanno grandi sofferenze, e non voglio pensare, e che nessuno pensi, che solo io sto soffrendo.”
Tranquillo, nessuno lo pensa. Anzi, nessuno pensa probabilmente nemmeno che tu stia soffrendo.

“Certo è che mi trovo quotidianamente esposto a ricostruzioni giornalistiche di cui non conosco il contenuto, e che sono contradditorie tra di loro, con ricostruzioni contradditorie”.
Eh?

“In questa situazione che non auguro a nessuno io mi devo difendere; per difendermi non posso continuare a fare il Ministro come ho fatto in questi due anni”
Dio ce ne scampi. Grazie, Scajò.

Segue rassegna autocelebrativa del suo eroico lavoro; sicuramente nei prossimi giorni vari cagnolini gli daranno la possibilità di ripeterla alla nausea.

“Ho avuto in questi giorni attestati di stima dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al quale sono legato da un affetto profondo, da lui ricambiato”
E’ possibile avere da Angelino una leggina anche per me?

“Questa campagna mediatica che non dà respiro, che non dà tregua, deve darmi la possibilità di poter capire, e una cosa l’ho capita: un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri.”
Bé, è già grasso che cola.

“Poiché considero la politica un’arte nobile con la “P” maiuscola, per esercitarla bisogna avere le carte in regola e non avere sospetti.”
Non si capisce, caro ex ministro, se sta mandando un messaggio a qualche suo collega o direttamente al presidente del Consiglio.

Dopo queste spassose frasi, urge una breve biografia politica, anzi Politica, del nostro.
Eletto nel 2001 nelle file di Forza Italia nei collegi di Liguria, Marche e Puglia (è uno dei tanti politici italiani con multipla cittadinanza), è nominato Ministro dell’Interno nel Governo Berlusconi I. Qua ci regala le migliori perle:
- G8 2001 a Genova: disastro su tutta la linea, poliziotti che picchiano manifestanti pacifici mentre i black block mettono a soqquadro la città quasi indisturbati. L’anno successivo dichiara candidamente: “Fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa”, ovviamente ritrattando tutto pochi giorni dopo, secondo la teoria del suo capo.

- Rotta Albenga-Fiumicino: per stare comodo, fa istituire da Alitalia un volo che collega l’aeroporto più vicino alla sua città natale con Roma nel maggio 2002, volo che registra la presenza record (solo per una volta però) di 18 passeggeri.

- Assassinio del consulente del governo Marco Biagi nel 2002: Scajola finisce sotto una caterva di polemiche per aver tolto la scorta all’economista, e si lascia scappare la seguente dichiarazione: “Non fatemi parlare. Figura centrale Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza.

lnizia a insinuarsi tra gli addetti ai lavori il dubbio che non colleghi il cervello alla lingua quando parla in pubblico, comunque sia a luglio 2002 è costretto a dimettersi.
-  Con le sue dimissioni il volo Albenga-Fiumicino viene misteriosamente soppresso.
Nel 2003 viene ripescato al governo con l’incarico di ministro per l’Attuazione del programma di governo, nel 2005 passa a quello delle Attività Produttive.

- Il volo Albenga-Fiumicino viene ripristinato, non su Alitalia ma su AirOne, grazie allo stanziamento di un milione di euro da parte del governo.

Alle politiche del 2006 viene eletto deputato in Liguria e Puglia (deve aver litigato con le Marche), e diviene presidente del COPACO, poi COPASIR.
- Il volo Albenga-Fiumicino è risoppresso

Alle politiche del 2008 litiga anche con la Puglia e viene eletto solo in Liguria, sempre alla Camera dei Deputati. Nel governo Berlusconi IV è nominato Ministro dello Sviluppo Economico. Acquista un favoloso appartamento vista Colosseo a Roma a un terzo del valore di mercato, ignorando che anonimi benefattori abbiano pagato gli altri due terzi. Finché gli anonimi vengono scoperti, e si scopre che non sono proprio benefattori.

Ah, il volo Albenga-Fiumicino è di nuovo operativo da due anni, vediamo se ora che l’unico usufruente non ne ha più bisogno lo risopprimono.